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Chiara Trevisan, la lettrice Vis à vis. Un’artista che sa creare ponti tra le pagine di libri e di vita.

…Ricordo che era una mattina cupa e piatta di ottobre: faceva da sfondo ad una giornata zeppa di persone grigie, almeno quanto il cielo sopra la Mole…Mentre i pensieri viaggiavano veloci, più del treno da cui ero scesa, mi guardavo attorno in cerca di uno sguardo umano da incrociare, ma nulla, assolutamente nulla. Nessuno con cui riuscivo a creare un contatto di un millisecondo per sentirmi umana tra gli umani. Improvvisamente però, su via Po, in direzione opposta rispetto alla mia, ho incrociato un paio di occhi: vivi, vivaci,…umani! Mi ha colpito la figura slanciata con un cappello tanto originale quanto adorabile e ricordo che guardando quella donna, in quel mezzo secondo di contatto Vis à Vis, si è riaccesa una speranza nell’umanità ed improvvisamente mi è risbocciato un sorriso!… Giuro che non conoscevo nulla riguardo quella donna dagli occhi vivi finchè, una settimana dopo, il “Caso” mi fa apparire, durante una rapida scorsa alla bacheca di un social, un articolo che parlava di un’artista-lettrice in piazza a Torino. Leggo la didascalia, poi guardo l’immagine, rileggo la didascalia e i miei occhi ricadono sull’immagine, cercando di mettere a fuoco quella figura che pareva familiare.. Improvvisamente la lampadina si accende: la riconosco, inizio a leggere la storia ed ecco che tutto torna, il puzzle si compone, tutto ha un senso! Quella vitalità ormai quasi introvabile che mi aveva folgorata era frutto/conseguenza di una scelta di vita affascinante…

Decido di approfondire la “conoscenza” di questa donna e della sua professione affascinante e per un pò di tempo mi limito a “seguire” da lontano, nel mondo virtuale, tramite i social e il suo blog.

Chiara Trevisan, la lettrice Vis à Vis, ha una storia di quelle che piacciono a me, di quelle di cui vorrei raccontare nel mio non-spazio, del blog. Mi decido a contattarla per chiederle se fosse disponibile a un’intervista. La sorpresa è stata una risposta che non mi aspettavo. Non solo si è data disponibile, ma mi ha proposto un’intervista telefonica o un incontro Vis à Vis. Perdermi un’occasione simile sarebbe stato da folli e così ci organizziamo per il primo lunedì libero per entrambe.

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Chiara Trevisan, foto tratta dalla sua pagina Facebook

Inutile negarvi l’emozione. Per me tutto è nuovo, in primis l’idea di incontrare e porre domande a qualcuno con cui non ho mai avuto alcuna conversazione. Cerco di non sprecare l’occasione… Mi preparo una traccia su cui muovermi nell’ora di tempo che avrò a disposizione. Decido che quello sarà soltanto un canovaccio, una mappa con qualche punto di riferimento, utile ma non indispesabile, perchè la vera meta di questo viaggio è nello stesso dialogo che si dispiegherà nell’ora che avremo a disposizione.

Mi attende davanti al caffè storico concordato, con gli occhi affondati nelle pagine di un libro. Una stretta di mano vera e un sorso di caffè prima di iniziare il viaggio.

Di viaggio si tratta perchè, in quel viaggio mi persi, tutto ciò che avevamo intorno, a partire dal chiacchiericcio intenso da lunedì mattina di cui era impregnato il locale, si è sfumato a tal punto da perdere la concezione tempo-spazio. Fui accolta, avvolta e poi travolta dalla sua “bolla”.

Occhi negli occhi: fu così che iniziammo.*

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Chiara Trevisan e il suo “salotto”, circondata dai suoi strumenti di lavoro.

Com’è nata l’idea di diventare la “Lettrice Vis à Vis”?

-Mi guarda con un mezzo sorriso come chi si sta abbandonando al dolce ricordo di un primo appuntamento indimenticabile. -Era il 2008, un momento difficile per l’arte, la crisi economica aveva toccato anche l’arte teatrale, per cui lavoravo. Sembrava necessario doversi reinventare in qualche modo per potersi sostenere. Mentre questi pensieri frullavano, mi presi una brutta bronchite che rappresentò il mio “momento lampadina”. Costretta a letto per parecchio tempo ebbi il tempo di definire quali erano le priorità, i miei interessi -tra cui i libri-, le mie capacità – tra cui quella di ascolto-, le risorse di cui disponevo e piano piano la figura della Lettrice si materializzò nella mia mente. Per dare la forma attuale e renderla una professione come la pratico oggi tuttavia, ci vollero due anni di test: tentativi, prove, fallimenti, aggiustamenti e rimaneggiamenti fin quando mi sentii pronta per affrontare la strada da sola, presentarmi alla città.

Vis à vis, occhi negli occhi: il ruolo dello sguardo.

-Abbozza un mezzo sorriso e mi dice- Ci stavo riflettendo nelle scorse settimane. In effetti tutto racconta qualcosa di noi, ma lo sguardo è un elemento chiave che esprime molto della persona. Lo definirei narrativo: lo sguardo è narrativo perchè comunica, è un potente strumento e mezzo che parla un suo preciso linguaggio. Lo sguardo diventa fondamentale per provare a comprendere chi hai di fronte. Nel mio lavoro è davvero un elemento chiave.

Qual è il tuo rapporto con la Natura?

E’ un rapporto che definirei prima di tutto contemplativo, presto molta attenzione all’ambiente che mi circonda, cerco di coglierne tutti gli aspetti e ciò che mi evoca. Sono consapevole della sua influenza su di me sia sul piano fisico che mentale.

Naturosofia, il legame natura-filosofia: uno spunto o un’associazione che legheresti a questo termine.

C’è un libro che mi sembra significativo e calzante con i concetti che metti in relazione: si chiama Le antiche vie, un elogio del camminare di Robert Macfarlane edizioni Einaudi, si presenta spesso anche durante gli incontri Vis à vis, perchè dà molti spunti e altrettante chiavi di lettura. Mi piace perchè parte da un’idea cardine che è che il sentiero sia un atto di creazione e che anche attraverso il cammino in solitaria sei solo ma non sei davvero da solo, perchè è come se con te ci fossero tutti coloro che ci sono passati prima di te, che lo hanno costruito, che vogliono farlo… In questo senso il camminatore si avvicina al lettore, entrambi compiono un’azione in una solitudine apparente.

I tuoi luoghi preferiti per leggere un buon libro…

Decisamente il letto, ma anche il sofà e l’amaca d’estate… In realtà mi manca una poltrona che usavo in passato…

Sogni, progetti, idee per il futuro…

Vorrei più stabilità, l’arte come professione è un rischio, specie oggigiorno dove si investe troppo poco in questo mondo e l’artista di strada ne soffre più che mai di questo clima. Nei prossimi anni non so cosa succederà. Non escludo di spostarmi, una parte di me sente l’esigenza di un posto più “nutriente”. Una città come Palermo ad esempio in questo momento è una città che trovo molto affine a me. E’ ruvida come i vecchi muri, -hai presente?- quelli che graffiano se ci passi vicino. Come tutte le città di mare che ho potuto conoscere, anche Marsiglia ad esempio, hanno questa scorza “difficile”, una superficie che cela un dinamismo interiore profondo, c’è molta attività, una gran voglia di fare, di mettersi in gioco, in tutti gli ambiti, idem in quello culturale. E poi il mare è mare: sole, calore, … Idee non mancano, sarà il dispiegarsi della Vita ad orientare le mie scelte.

*Il dialogo non è integrale, ma una revisione personale degli appunti che ho preso nel corso della chiacchierata. Mi auguro di aver riportato nel modo più fedele possibile la conversazione.

amante della Natura, della Vita e del Sapere. Cercatrice di sè, di significati, di segni, di ciò che avvicina all'Unità.