erbe spontanee,  progetti sostenibili

“Erbe selvatiche, ricerca riconoscimento e raccolta”, il libro di Franco Lodini, un uomo che ha reso la sua passione una professione

Il libro di Franco Lodini, Erbe selvatiche, ricerca riconoscimento e raccolta, edito da Giunti

Avrete capito che una mia passione è la raccolta di erbe spontanee, la fitoalimurgia e tutto ciò che ne è connesso. Tra i testi acquistati nell’ultimo periodo che trattano l’argomento, mi è piaciuto molto il libro scritto da Franco Lodini. Ho voluto contattarlo, anche lui questa primavera, durante la mia fase cosavogliofaredagrande, circa la partita Iva da raccoglitore di erbe, che come vi ho già detto in un’altra occasione, stavo prendendo in considerazione come carriera lavorativa. Già al primo contatto Franco si dimostrò super-disponibile, tant’è che ci sentimmo-oltre che via mail- al telefono e rispose ai miei dubbi per quasi un’ora! Accantonata l’idea imprenditoriale per svariati motivi, decisi di acquistare il suo libro e lo ritengo davvero un buon lavoro.

Con l’avvio del progetto blog non potevo fare a meno di riprendere i contatti e sentire se fosse disponibile a spendere un pò di tempo per raccontarsi in questo spazio. Anche in quest’occasione Franco si è rivelata una persona squisita, con cui ci siamo scambiati varie mail e stiamo cercando di creare un evento di presentazione nella mia zona, ai piedi delle Alpi del Mare…chissà!…Qui è tutto in fermento e idee che frullano ce ne sono tante. Di sicuro vi terrò aggiornati…

Nel frattempo vi lascio alle parole di Franco Lodini:

buona lettura!

Risultati immagini per franco lodini
Franco Lodini e la borragine
foto presente sul blog -passato tra le mani-

Raccontaci com’è nata la passione per la raccolta di erbe spontanee.
La mia passione è nata tanti anni fa, quando, arrivato ventenne da Milano in Toscana in un piccolo villaggio del Chianti, vedevo molte persone andare nei campi e tornare con borse piene di roba. La curiosità mi spinse a chiedere che cosa raccogliessero, per la prima volta in vita mia sentii parlare di terracrepoli, cicerbite, radicchielle e tante altre, poi, molto generosamente, qualcuno me le fece assaggiare e così cominciai ad apprezzare questi sapori dimenticati.


Quando hai deciso di far diventare la tua passione una vera e propria professione? Soddisfazioni e difficoltà: ci puoi raccontare quali hai riscontrato?
Circa sei anni fa mi ritrovai, dopo una vita da imprenditore del turismo, senza lavoro… Nel decidere cosa fare lessi per caso una recensione in cui si parlava di un ristorante vicino a casa mia, l’Osteria di Passignano, che aveva preso una stella Michelin. C’era scritto che nel menu avevano anche un “risotto con erbe di campo”. Hai presente la famosa lampadina che si accende? Andai a parlare dallo chef e, saputo che le erbe per il risotto erano fornite solo occasionalmente da una signora anziana, proposi di portarle tutte le settimane, selezionate, lavate e pronte per l’uso. Così cominciai
con loro, poi con il passaparola sono arrivato a Firenze dove ora rifornisco altri quattro ristoranti, tutti stellati…. posso dirti che tre di questi la stella l’hanno presa da poco, dopo che, da qualche anno, li rifornivo con le mie erbe,… sarà sicuramente un caso ma è per me una grande soddisfazione collaborare con persone che fanno il loro lavoro con passione e grande impegno, con attenzione per i prodotti naturali del territorio che interpretano anche con fantasia, creando nuovi piatti, innovando così la ristorazione. L’unica difficoltà è quella di adattarsi al tempo meteorologico, essendoci dei tempi per le consegne, a volte tocca raccogliere anche quando piove, fa caldo o fa freddo! Poi bisogna anche rassegnarsi al fatto che le erbe stanno per terra e quindi sono basse: si deve perciò curvare la schiena e spesso anche inginocchiarsi… così si impara anche a essere umili!


Immagino sia difficile rispondere ma hai una pianta “preferita”? E un piatto “selvatico” che ami particolarmente?
Beh, ce ne sono tante, per ogni stagione, ormai ne conosco più di cento, però in particolare una che mi piace tantissimo e che è facilmente disponibile dovunque quasi tutto l’anno, è il tarassaco (Taraxacum officinale). E’ una pianta piena di proprietà, una vera farmacia nel prato, inoltre è molto versatile: si possono usare le foglie grosse e brutte da cuocere, le foglie più tenere e più belle da sole o nelle misticanze crude, i germogli si possono mettere sotto sale o sott’aceto, le radici, come quelle
della cicoria, sono utilizzate seccate come succedaneo del caffè e con i fiori si può fare un “finto miele” da usare come dolcificante. Da ora fino a marzo si va a caccia della regina delle erbe: il raperonzolo (conosci la storia di Rapunzel, vero?), la Campanula rapunculus, si usano le tenere
foglie ma soprattutto le radici, d’inverno dure e croccanti: con il raperonzolo puoi fare un piatto unico aggiungendo delle scaglie di parmigiano e condendo con sale, olio EVO e aceto balsamico. Ma
attenzione: devi memorizzare in primavera i luoghi in cui fiorisce, altrimenti d’inverno non la troverai mai!


Oltre ad occuparti della raccolta so che tieni anche corsi teorico-pratici sulla raccolta delle erbe. C’è un nuovo interesse per quella che era una pratica andata in disuso: quali potenzialità vedi in questo?
Certamente! Molte persone vogliono imparare a conoscere le erbe e ad usarle in cucina, e molte persone ricordano come la fitoalimurgia, cioè la raccolta delle erbe spontanee, fosse una pratica diffusa nelle campagne soprattutto tra la gente che non aveva molto da mangiare e che trovava nel
cibarsi di erbe di campo, declinate in tantissime ricette, tutte gustosissime, un complemento alla scarsa alimentazione. Penso che questo rinnovato interesse non sia più una necessità alimentare o una moda ma stia diventando una vera e propria esigenza per imparare a conoscere la biodiversità che si trova intorno a noi, in tantissime varietà e disponibilità, qualcosa che segue il ritmo delle stagioni e che è più appetitoso di quello che viene coltivato in batteria e nelle serre.

Immaginiamo che sia alle prime armi con l’arte della raccolta: qual è il consiglio che daresti per una buona raccolta?
Fondamentale è essere ben preparati: anche se con le erbe ci sono meno pericoli di tossicità che con i funghi; è sempre bene imparare a conoscerle e distinguerle, cosa che non sempre è facile. Ci si può
aiutare anche con numerosi libri e manuali sull’argomento, tra cui anche il mio, edito da Giunti: Erbe selvatiche, ricerca riconoscimento e raccolta.

La naturosofa intenta a studiare le illustrazioni del libro di Franco Lodini, Erbe selvatiche, ricerca riconoscimento e raccolta, edito da Giunti.

Ma non basta, le prime volte è meglio non fare da sé ma affidarsi a qualcuno che se ne intende, ecco perché corsi e passeggiate per raccogliere le erbe proliferano in tutta Italia. Inoltre bisogna anche imparare a seguire il ritmo delle stagioni, quindi non andare a raccogliere una volta o due l’anno, ma con più frequenza, per seguire l’evoluzione delle piante, le loro forme e le loro parti edibili che possono cambiare anche notevolmente durante il corso della loro vita.

Raccogliere è un’arte e non si può dimenticare che questa deve rispettare la Natura e le sue regole. Quali sono gli accorgimenti che dobbiamo avere affinché questa pratica non arrechi danni?
Mai strapparle, tagliare bene la rosetta basale (la parte normalmente edibile e più buona della pianta) senza sradicarle, a meno che non si cerchino le radici: in questo caso, anche se molte erbe si riproducono anche sotterraneamente è bene non estirparle tutte per non depauperarne la
popolazione. Poi bisogna raccogliere solo quello che serve e usarlo subito per mantenerne la freschezza e le qualità organolettiche, meglio perciò tornare frequentemente che stipare tutto nel frigorifero (e sciuparlo…); inoltre se si entra in una proprietà (la maggior parte delle erbe è
“sinantropica”, cioè cresce vicino alle case, all’uomo) chiedere il permesso, a volte nascono anche amicizie… Ho scritto a questo proposito una rubrichetta di “istruzioni per l’uso” che si trova in appendice ai miei articoli sulle erbe del momento che vengono pubblicati ogni due settimane sul sito gastronomico della casa editrice Giunti: “Giunti Piattoforte“, dove oltre a descrivere e spiegarne gli usi culinari e le proprietà, cerco di spiegare anche tutti i vari aspetti inerenti alla raccolta e alla terminologia botanica. Per esempio puoi trovare qui il link alla borragine dove in fondo all’articolo parlo di queste regole.

amante della Natura, della Vita e del Sapere. Cercatrice di sè, di significati, di segni, di ciò che avvicina all'Unità.