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La Cantadina: un’artista con la A maiuscola

Questo tempo, così (ex)stra-ordinario, permette di rallentare. Dopo un pò di rincorse sono riuscita a contattare un’artista che seguivo da tempo: Simona Ugolotti.

L’ho conosciuta per il libro scritto con la casa editrice Pentagora, “Lo stradiario genovese“, insieme a Gianni Priano, ho iniziato a seguirla sui social e mi ha folgorata per il suo entusiasmo, la gioia e la vitalità che trasmette con gli occhi, la voce e il movimento. Si è dimostrata fin dal primo contatto disponibile e aperta fino ad arrivare al giorno in cui tra una cornetta e l’altra, ci siamo scambiate parole piene. La presenza consapevole del momento vissuto, la vivacità e l’autoironia sprigionate sono contagiose e la conversazione prende da subito una piega confidenziale, intima, di “auto-narrazione” reciproca.

Le dico che non ho una scaletta di domande ma vorrei uno scambio in cui, lasciamo che sia la corrente delle parole a darci una direzione.

Partiamo da un input semplice: come nasce il nome di Cantadina.

E’ una storia davvero molto bella: l’investitura a “cantadina” le venne conferita dall’artista e amico Roberto Marzano. Inventò questo nome unendo due aspetti caratterizzanti della sua vita: il canto e la vita contadina,che per una lunga fase di vita era stato l’aspetto dominante di un “modus vivendi” strettamente a contatto con la natura.

Mi racconta infatti che a vent’anni prese una decisione «fuori dal coro», allontanandosi dalla vita mondana della città per vivere tra gli Appennini, nella natura selvaggia, senza comodità , nemmeno l’elettricità. Per anni la sua vita da contadina fu scandita dai ritmi della natura, dagli animali allevati e i vegetali coltivati. Anche in quella fase di vita non abbandonò mai un’altra passione viscerale, il canto, che continuò sempre.

Che cos’è per lei il canto?

Cantare è uno strumento polifunzionale: è divertimento, denuncia sociale, amicizia, impegno politico, la prosecuzione di una tradizione di famiglia. Una nota intonata contiene tutto questo! Mi redarguisce con delicatezza, facendomi notare che in realtà, non sta parlando solo di note intonate, ma anche di quelle stonate. Perchè lo stonato non esiste, lo stonato è una proposta, una convenzione, le regole del canto vanno “spappolate”, bisogna osare per scoprire…come i bambini e i loro articolati versi…

Cantadina dunque è un nome perfetto, un abito che calza a pennello su di lei e in cui lei si sa muovere alla perfezione.

Durante la telefonata si crea un clima familiare e mi sento di chiederle cosa pensa del concetto di “Naturosofia” e il legame tra natura e sofia.

Mi risponde con il suo modo, allegro e scherzoso, che cela una profondità speciale. Canzonando il mio modo di fare un pò troppo serioso mi strappa una risata mentre con un vocione da professorone mi dice: “Non so se sono in grado di rispondere alla sua domanda tuttavia proverò!”.

La cantadina introduce un concetto che mi sta molto a cuore: “La natura è un libro da leggere”. Nel suo modo di vedere le cose infatti il legame tra natura e sofia è logico. La Natura ascoltata è il libro perfetto!

Mi confida che la Natura le ha insegnato l’empatia. Il collegamento empatico che riusciva a stabilire tra lei e un animale allevato o un vegetale coltivato le ha permesso poi di trasferire una forte empatia anche con nelle relazioni umane. In effetti solo quando ti metti “nei panni della natura” riesci a coglierne esigenze e necessità che non vengono espressi verbalmente, ma attraverso segnali che bisogna essere in grado di sentire, leggere e interpretare per poi rispondere nel modo più adatto a quella situazione. Con gli umani vale lo stesso: la natura ha rappresentato un’ottima palestra per allenare e rafforzare la virtù empatica.

In questi anni, specialmente da quando è ritornata a vivere nella sua terra natale, Genova, questo attrezzo è stato fondamentale. Come artista, essere in grado di mettersi nei panni di chi è di fronte è stata una carta, anzi un attrezzo vincente. Lasciati zappa e rastrello, ma non gli insegnamenti dati dallo zappare e rastrellare!

Ancora una chicca, che mi è piaciuta molto e vorrei a mia volta condividere.

Ho chiesto a Simona che cosa si sentiva di dire del periodo che stiamo vivendo. La sua è stata una risposta concisa ed essenziale quanto efficace, puntuale e precisa:

“Dobbiamo alimentare il buono”.

amante della Natura, della Vita e del Sapere. Cercatrice di sè, di significati, di segni, di ciò che avvicina all'Unità.