Lectio Naturae

LA SAGGEZZA DEI TRONCHI: I TRAUMI COME VALORE AGGIUNTO ALL’ESISTENZA

Capita spesso di lasciarmi incantare da alberi con un tronco possente, spesso rugoso e ingrossato dal passare degli anni che,  come un vecchio nonno dalla scorza dura, porta sul viso i segni del tempo e delle esperienze:  il fascino del vissuto. In questi alberi si possono scorgere spesso, oltre alla corteccia, i solchi lasciati da rami che non hanno retto il peso della neve o di chissà quale altro evento. E’ affascinante vedere come la Natura si adoperi spontaneamente a guarire, rimarginare quella ferita, senza volerla nascondere, ma anzi fortificando quella zona che ha perso una parte di sé. Quel solco diventa caratteristica e peculiarità specifica di quell’albero, un segno identificativo che lo contraddistingue e lo marca rispetto agli altri, lo fa emergere rispetto ai suoi simili dalla storia -e tronco- più lineare.

Come non riportare questo evento alle ferite che viviamo noi umani?! L’analogia che c’è tra ferita fisica in un albero e nel corpo fisico degli umani forse andrebbe riportata anche sul piano delle ferite che non lasciano segni sulla materia, ma nel cuore e nella mente.

In Giappone c’è un’arte che nasce da un concetto simile, si chiama kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), che letteralmente significa oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”). La ceramica di un oggetto frantumato non viene gettato, ma con questa pratica avviene l’opposto: l’oggetto rotto si impreziosisce utilizzando un metallo prezioso, solitamente l’oro, per unire nuovamente i pezzi esaltando i punti di frattura con le nervature che legano i cocci tra loro per ridare la forma dell’oggetto. Quest’arte ha in sé la lezione del valorizzare le ferite, i danni subiti, le cadute che ci rendono utili e impreziosiscono la nostra esistenza, conferendo un valore aggiunto a ciò che siamo. Mi lascio incantare da quel tronco segnato, che ne ha passate tante nella sua vita ed è riuscito a crescere senza lasciarsi morire di fronte ad ostacoli, alle morti di parti di sé, come la perdita di un intero ramo. Un evento simile nella vita del vegetale rappresenta un trauma da superare per cui si ritrova al bivio definitivo: vita o morte.

Fiumi di parole, saggi, poesie, canzonette sono state scritte sul concetto “ se non uccide fortifica”. La naturale propensione alla vita, a voler sopravvivere porta l’organismo a concentrare tutte le risorse di cui dispone a cercare prima di tutto a chiudere la ferita e successivamente a sopperire alla mancanza, a trovare modi nuovi per andare avanti. Non è forse ciò che avviene nella nostra vita? Ci sono ferite, traumi, dolori che sembrano bloccare definitivamente la nostra esistenza, che ci dissanguano, più o meno letteralmente, di ogni energia vitale. In alcuni casi questo processo è irreversibile e può portare alla morte in svariate forme, fino a quella fisica. In altri casi la ferita è grave e mette in crisi l’equilibrio dell’intero sistema, ma sopraggiungono le energie sufficienti per reagire all’evento ed andare avanti. Quel momento però lascia il suo segno in modo evidente, indelebile nonostante il passare del tempo. I vegetali riescono a rendere questi momenti traumatici una forma di bellezza straordinaria. Non possono fare a meno di svelare la loro storia che è un insieme di esperienze, tutte quante raccontate e palesate: non c’è trucco, non c’è inganno. Anche da  questo noi umani abbiamo molto da imparare. Con quanta cura ci occupiamo di nascondere le nostre ferite e i nostri dolori, nascondendo in tutti i modi possibili il passato scomodo, le fatiche, i lati ombra, le sofferenze. L’albero acquisisce una bellezza nuova e quel segno, nodo, ruga, solco diventano capolavori naturali da cui lasciarsi incantare, da ammirare e contemplare. Ed è in quel contemplare che ripenso ai momenti di vita che mi hanno marcato nel profondo e che mi rendono ciò che sono. Non nego che avrei evitato certe esperienze, ma sono anche consapevole che sono quelle ad aver lasciato traccia nel mio essere ed aver portato ricchezza alla mia anima che è riuscita con il tempo a trasformarle, andando oltre per cercare la luce, il Cielo, la Vita che siamo chiamati a vivere!

amante della Natura, della Vita e del Sapere. Cercatrice di sè, di significati, di segni, di ciò che avvicina all'Unità.