Senza categoria

Lectio naturae autunnale: pioggia di foglie e dintorni, il valore dell’attesa

Pur amando tutte le fasi di Madre Natura, un fascino particolare per me lo riservano quelle di passaggio. In autunno ad esempio cammino con il piacere inebriante del crepitìo provocato dai miei piedi sulle foglie. Inoltre, quando mi è possibile, mi corico su quella coperta variopinta e mi limito a vivere la scena del bosco in trasformazione. Fare questo mi insegna molto, innanzitutto il valore dell’attesa. Aspettare il distacco di una foglia, o concentrare l’attenzione su una foglia in particolare ed attendere il momento in cui lascia l’albero da cui proviene per fare ritorno alla terra: ci possono volere molti minuti e l’attesa diventa un momento speciale, carico di significati profondi come quello sul momento della morte, passaggio di stato, ritorno all’origine. Abbandonando il senso dell’attesa comune nel mondo occidentale attuale dove l’attesa è stress, perdita di tempo, una maledizione da estirpare in ogni modo.

Respiro profondamente e ammiro i colori, il cambiamento repentino della natura che mi circonda e mi avvolge completamente e da quella foglia che volteggia nell’aria comprendo quanto sia meraviglioso questo mondo, questo pianeta, questa terra e questa Vita. La foglia si è distaccata ed ora è nell’oblio del “nulla”, è nell’aria, non sa dove cadrà eppure il suo essere foglia permane e in quel momento porta al massimo compimento il suo ruolo nel mondo. Una foglia è per definizione foglia se termina il suo ciclo vitale cadendo dall’albero da cui è nata e da cui ha tratto nutrimento fino a quell’ultima fase. Esistendo solo nel momento presente perché priva di autocoscienza, ma non di intelligenza, non prova una forma di attaccamento verso il suo stato originario, verso il ramo da cui si è nutrita e attaccata nel corso della sua vita da foglia-verde. La foglia si lascia fluire da quello che è il movimento della vita, dalle leggi universali che la governano e da cui è sorretta la sua esistenza ed il suo ciclo vitale. Non c’è tensione verso un passato che non può tornare, né verso un futuro che potrebbe non esistere.

Tutto è in movimento, senza aspettative né pressioni di accelerazione o rallentamento. L’attesa dunque è quel momento in cui respiri, semplicemente fai entrare aria nei polmoni e la fai uscire, fluida come un’onda che sale e scende.

Provo una gioia infinita, impagabile e imparagonabile quando, sola nel bosco, aspetto. Aspetto il rumore delle foglie staccarsi, della foglia danzante, di un riccio rotolante, di uccelli canterini, di animali selvatici, lo strepitìo prodotto dalle foglie secche pestate da un uomo. Non so cosa aspettarmi, ma aspetto e lascio che  si riveli ciò che c’è in quel momento, l’unica cosa che posso fare è prestare la massima attenzione. Mi rendo conto di quanto siamo sempre meno abituati a rispettare  e vivere l’attesa, quegli attimi di vuoto, intervalli tra un evento e l’altro, un suono e un altro. In quel vuoto, in quel nulla apparente c’è una lezione e un insegnamento valido anche per la vita. In quelle fasi in cui tutto sembra statico e immutato penso che siamo chiamati a vivere quel momento esattamente per quello che è. Come il mare che alterna fasi di quiete, per cui l’acqua sembra essere quasi ferma e altre fasi di burrasca, in cui le onde sono così rapide e violente da sembrare un continuo, senza intervallo, senza tregua. Che una foglia cada oppure no, che ne scenda una rossa o una tutta gialla, che ne scenda una da un albero o da un altro non ha importanza. Conta il momento e la magia che puoi cogliere se osservi con occhi e cuore aperti e pronti a lasciarsi meravigliare! Suoni e colori sono straordinari e ne rimango incantata, sbalordita ogni volta da quella bellezza e armonia che, senza sforzo, caratterizza il Creato!

amante della Natura, della Vita e del Sapere. Cercatrice di sè, di significati, di segni, di ciò che avvicina all'Unità.