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Lectio naturae: prospettive ampliate, nuovi punti di vista: abbiamo bisogno di allargare orizzonti e spingerci a cercare il nuovo, laddove nessuno ha guardato

“Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo” .

Frase attribuita ad Einstein il genio, ma ciò che conta non è tanto chi l’abbia detta, quanto ciò che è stato detto. Si pone l’accento su un fatto di notevole importanza: cambiare punto di vista è un atteggiamento necessario per cercare soluzioni ai problemi. Se vogliamo estendere ulteriormente il discorso, si potrebbe dire che il coraggio di lasciarsi alle spalle le certezze di ciò che è già stato scoperto, teorizzato, dimostrato, applicato, permette di fare un salto nel vuoto, alla ricerca di mondi nuovi, continenti inesplorati, partire per viaggi senza meta su una barca chiamata ricerca. Le direzioni non saranno quindi rotte prestabilite; ci si potrà affidare soltanto a conoscenze acquisite che potranno aiutare a destreggiarsi in mare aperto, come un camminatore che si è equipaggiato di uno zaino con ciò che pensa necessario per affrontare l’impresa.

Il ventunesimo secolo si è aperto con una serie di problemi locali, nazionali e globali dalle dimensioni spesso drammatiche, ma nonostante sia trascorso quasi un ventennio, soluzioni che possano rispondere ed arginare la portata di questi problemi sono troppo poche e non abbastanza incisive.

Mi pare che per poter trovare le risposte necessarie per creare un nuovo assetto più equilibrato in svariati ambiti, sia necessario svincolarci da una serie di idee, preconcetti che stanno annebbiando le menti dal vedere possibilità non ancora affiorate.

Dal mio punto di vista, oggi manca la spinta alla ricerca, a voler cercare la luce usando nuovi modi di raggiungerla.

Un vegetale ha una naturale propensione a voler cercare la luce e per poterla catturare ed utilizzarla per vivere, crescere ed espandersi, è disposta a tutto. Si contorce, aggroviglia, allunga in ogni direzione finchè trova la strada che la mette in contatto con la fonte luminosa vitale di cui necessita.

Benchè sia naturalmente propensa a fare ecologia e cercare di dissipare la minor quantità di energia, non si risparmia nel cercare la luce. Anzichè un tronco o ramo eretto per raggiungere l’obiettivo-Sole, la pianta è disposta a creare “strade alternative” decisamente complicate ed energeticamente antieconomiche, pur di raggiungere i fasci solari necessari per il suo ben-essere. Cosa ci può insegnare questo comportamento?

La grande lezione che intravedo in questo modus operandi è quella dell’essere disposti a cercare strade alternative, non temere le tortuosità quando hanno come obiettivo il benessere.

Per intravedere la luce può essere necessario scegliere un cammino decisamente più lungo, complicato che la retta via, l’autostrada. Riprendo una riflessione e metafora proposta in più occasioni dal filosofo Nicola Donti: solitamente la strada dritta taglia, ma così facendo, taglia fuori gran parte della bellezza panoramica e potrebbe far raggiungere l’obiettivo in tempi ridotti, perdendo tanto altro. Luoghi e insegnamenti, esperienze, luci e colori che solo avendo il coraggio di fare curve, anche difficili -e in alcune condizioni pericolose- ci danno un senso più ampio e ci portano alla meta con nuove consapevolezze. Inevitabilmente raggiungi la meta arricchito. L’autostrada è una linea prestabilita, non si ha molto margine di scelta, se esci sei fuori. Ci siamo abituati a ragionare in termini autostradali: l’autostrada è meglio, è la via preferenziale, è la tangente che ci evita tante seccature.

Siamo sicuri che questo ragionamento sia davvero funzionale al vivere la nostra umanità? Veloce, rapido, dritto, con indicazioni facili e a caratteri cubitali che ci danno la direzione. Ma dov’è la nostra creatività? Dove sono le nostre potenzialità, il nostro estro, il nostro impulso a essere curiosi, a fare ricerca, a esplorare?

Medito spesso sulle caratteristiche della scienza di oggi e ritrovo questo modo di agire anche in gran parte della comunità scientifica. Un tempo la scienza era più creativa forse, ma aveva altri vincoli e la committenza aveva delle richieste precise, spesso di carattere estremamente pratico. Oggi la committenza è rappresentata soprattutto da colossi economici, multinazionali con interessi che hanno come base quella di voler aumentare i loro profitti, a qualunque costo. C’è poi un altro aspetto che in questa fase della ricerca mi colpisce. La scienza viene intesa come dogma. Un tempo i dogmi erano relegati all’ambito religioso e ciò ha avuto conseguenze nella storia anche drammatiche, ma la scienza che, per definizione, dovrebbe tendere a superare sempre se stessa mettendosi continuamente in discussione, spesso si arrocca su posizioni come “è scientificamente provato che…”. Scienza che, etimologicamente parlando, è il sapere, conoscere, dal participio presente del verbo latino scire, non credere.

Eppure tutti noi sappiamo quanti errori ha commesso la stessa scienza sfoderata dai paladini della razionalità. Quella scienza che credeva che l’acqua fosse un elemento e non una molecola composta da atomi, atomi che in tempi passati, e neanche troppo remoti, si ritenevano indivisibili, la più piccola parte della materia, oggi sono teorie invalidate da esperimenti successivi che hanno verificato la non vericità di queste… Esempi ce ne sono infiniti perchè la scienza è fatta di scoperte, rivoluzioni, confutazioni, rimessa in discussione anche dei principi cardine su cui si poggiano interi sistemi. Per vedere le cose in modo nuovo bisogna armarsi di coraggio, deporre le armi certe usate fino a quel momento. E’ faticoso, talvolta doloroso, ma necessario per voler essere davvero ricercatori scientifici. Non credo si possa pensare alla scienza in termini di verità assoluta o siamo già caduti nella trappola del dogmatismo. La scienza dovrebbe riacquisire il gusto di rimettersi in gioco, essere pronta ad alzare le mani e dire: “Abbiamo sbagliato tutto”. Penso che abbiamo bisogno di rivoluzioni copernicane che destabilizzino le certezze accademiche, gli ipse dixit che ingurgitiamo come verità assolute.

Idee, strumenti, soluzioni nuove per vecchi e nuovi problemi: ecco dove penso che la scienza dovrebbe investire la maggior parte delle sue energie e risorse.

Occorre inoltre ricordare che la scienza non è una fede e che ciò che tendiamo a considerare come scientificamente provato è allo stato attuale valido finchè non si giunge ad un risultato che vanifica la teoria su cui si fonda. Ma questo lato della scienza non dovrebbe inibire, anzi, dovrebbe essere uno stimolo ulteriore a dare il proprio contributo, che potrebbe rappresentare un passaggio importante, un ponte di collegamento tra un sapere vecchio e uno ancora ignoto, una teoria che vuole tendere alla verità. Teoria e verità due concetti che spesso vengono confusi e rischiamo di sovrapporre, ma dovrebbero essere tenuti a debita distanza per evitare dogmatismi che rischiano di compromettere o arrestare lo slancio alla ricerca, slancio necessario perchè la scienza possa progredire, nel senso più vasto del termine. Cito lo Zanichelli :

La storia della scienza insegna che le teorie scientifiche non sono mai definitive, ma vanno incontro a continue trasformazioni, rivisitazioni e verifiche. Il fatto stesso che le teorie derivino da osservazioni ed esperimenti comporta che esse debbano sempre essere sottoposte a nuove prove, e che un giorno possano essere messe in discussione da ulteriori osservazioni.”

Il vero scienziato penso dunque che sia colui che ha il coraggio di addentrarsi laddove nessuno ha ancora osato esplorare, formulando ipotesi da verificare e sperimentare, senza nemmeno focalizzarsi troppo su quello che, a suo parere, potrebbe essere il risultato. Ritrovare il gusto per la ricerca pura, non in termini speculativi, perchè sapere quanti passi compie al giorno una formica può essere un dato curioso ma non propriamente utile all’umanità che invece ha tanto bisogno di ricerche che diano risultati “alla portata di uomo”.

Mi auguro che ognuno, nel suo piccolo, continui a coltivare la curiosità dell’esploratore, del ricercatore, dello scienziato che siamo stati da bambini, guidati solo dalla curiosità, senza aspettative e senza filtri!

Buona ricerca!

amante della Natura, della Vita e del Sapere. Cercatrice di sè, di significati, di segni, di ciò che avvicina all'Unità.