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Massimo Angelini: filosofo e cultore della Natura

Qualsiasi presentazione di Massimo Angelini risulterà incompleta, ma soprattutto riduttiva. Massimo Angelini è una di quelle persone che incontri una volta, una manciata di ore, sufficienti a lasciarti un segno. Quelle parole e il suo modo di essere, a distanza di mesi, stanno ancora lavorando, scavano, modellano, come la goccia che continua a scendere lenta ma continua, trasformando ciò che incontra. Quella goccia ha iniziato a scendere dopo averlo incontrato in occasione di una conferenza sul concetto di bellezza abbinata alla presentazione del suo libro “Ecologia della parola“, già citato in un altro articolo.

Per ovviare all’onere di una presentazione formale, che risulterebbe scarna, banale o quantomeno riduttiva, rimando direttamente al suo sito in cui lui stesso esprime ciò che ritiene importante dire su di sè, dipingendo il suo autoritratto .

Mi permetto invece di provare a raccontare ciò che ha significato l’incontro con lui e che cosa mi ha trasmesso.

Una stretta di mano calda, presente, vera, intensa, di quelle che ti entrano dentro, ti scaldano il cuore e ti rimangono impresse come accade raramente, sempre più raramente. In quella mano tesa, in quegli occhi tersi, limpidi, trasparenti e luminosi, in quel sorriso così naturale mi sono lasciata incantare. E’ stato un in-cantesimo bellissimo: ho scoperto la magia che emana chi vive in modo autentico.

Massimo, fin dal primo momento, mi ha colpito perchè, con una voce dolce e sommessa, talvolta quasi sussurrata, riesce a entrarti dentro e a parlarti ad un livello più profondo. Forse è il grado di autenticità di cui sono intrise le parole scelte ed utilizzate per esprimersi. Concetti, ragionamenti, idee, pensieri, ipotesi, tutto ciò che ho sentito dire non era astratto, astruso, irreale, sofisticato, vuoto. Si percepiva invece il sapore del vissuto, incarnato ed integrato nella propria esistenza.

Parole piene“: permettetemi di dare questa definizione perchè non so usare un altro aggettivo che possa vagamente rendere l’idea di ciò che ho sentito.

L’incontro è stato uno scambio più che una conferenza, un dialogo tra i partecipanti, come immagino si facesse la filosofia in Grecia un paio di secoli prima della nascita di Cristo, quando era la piazza il luogo in cui ci si poneva domande, si argomentavano punti di vista, si relazionavano posizioni diverse sullo stesso tema. Questo è quello che avvenne quel pomeriggio e fu un’esperienza magnifica: mi sono ritrovata ad essere testimone e partecipe di una danza ad un’ottava più alta rispetto a quella melodia su cui ci muoviamo nella quotidianità. C’era armonia e spazio per tutti, ognuno con il suo strumento: Massimo era il solista e direttore d’orchestra, ma ogni partecipante aveva il suo ruolo e lo spazio per esprimersi.

In quel cerchio che Massimo ci aveva invitato a formare non si percepiva la distanza del professore-docente verso il pubblico-discente: meraviglioso! Non c’era arroganza, superiorità, superbia o altro che potesse dare una verticalità alla relazione. Raro, rarissimo; apprezzato, apprezzatissimo.

In un circolo di questo tipo hanno potuto vorticare idee, pensieri, prospettive, in modo spontaneo, rispettoso dell’altro e soprattutto trattando una vasta gamma di temi, filosofici e pratici, spirituali e materiali.

Massimo poi è stato sorprendente quando l’ho contattato, diversi mesi dopo quel momento, per chiedergli se fosse disponibile a rispondere a qualche domanda da inserire in un articolo del blog. Ho ricevuto una risposta che ha confermato la sua umanità, gentilezza, qualità che avevo già intravisto durante quel caldo pomeriggio d’estate.

La rapidità e la cura delle sue risposte mi hanno onorata. Tuttavia fare domande ad una persona come lui è stato tutt’altro che facile, forse perchè una parte di me si aspettava un rifiuto o una batteria di risposte preconfezionate, come spesso accade con chi ha una vita intellettuale molto impegnata, sia perchè era la prima volta che mi trovavo in questa posizione.

Mi sembra doveroso riprodurre integralmente, senza modifiche, le domande poste e le relativa risposte, per mantenere l’onestà con cui è nato tutto questo.

La gratitudine e riconoscenza verso Massimo Angelini sono immense. Un ulteriore ringraziamento lo devo a lui perchè questa opportunità mi ha riportato uno slancio e una fiducia maggiore per il progetto del blog e per la bontà dell’essere umano che è ancora capace di donare, di cooperare, di credere in qualcuno e qualcosa.

Natura e filosofia, quale ruolo hanno avuto ed hanno nella tua vita. Come sei riuscito a renderli parte integrante della tua quotidianità?

La natura è il luogo che abitiamo, anche se ciò non è evidente: è natura la macchia mediterranea, ma lo è anche un pascolo, un prato, un bosco coltivato (e in qualche misura tutti i boschi un tempo sono stati più o meno coltivati); ma la natura spinge anche sotto l’asfalto delle nostre città che, se lasciate a se stesse, alla lunga saranno nuovamente popolate di spontanee pioniere. Natura è la nostra biologia ed il ciclo che dalla nascita ci accompagna alla morte. Non è distante da noi, dovunque siamo, non è fuori di noi.

Filosofia per alcuni è materia, oggetto di studio o di insegnamento, una disposizione intellettuale per impegnare il tempo destinato, per me è l’ambiente interiore nel quale il mio pensiero respira.

Filosofia o natura, filosofia e natura, qual è il rapporto di questi due elementi e aspetti dell’esistenza umana nella società di oggi?

Sincero, non saprei dire se c’è un rapporto e quale sia. Sai, sono parole – filosofia, cultura, natura… – che permettono una lettura semplificata della vita, così come una mappa la può permettere di un territorio. Ma la mappa non è mai il territorio, così come i concetti che possono aiutarci, semplificandola, a muoverci nella vita non sono la vita. Forse è per questo motivo che mi è facile mettere in relazione i concetti con la vita (le singole astrazioni con la realtà) ma non i concetti tra loro.

Quali sono, secondo te, gli elementi chiave del rapporto uomo-Natura che sono andati perdendosi (se anche tu ritieni che si sia perso, almeno in parte, questo rapporto)? E nel rapporto uomo- filosofia?

La natura testimonia l’ambiente biologico, la filosofia lo spazio della riflessione: la riflessione è agita attraverso gli strumenti che la nostra natura ci concede, anche per soffermarci sulla stessa naura.

Tra le varie attività che svolgi ce n’è una che trovo particolarmente affascinante perché incarna al massimo grado l’idea di natur-osofia da cui è “nato” questo blog: il libero scambio di sementi. Puoi spiegare di che cosa si tratta?

Lo scambio di sementi – ma più che scambio, spesso è corretto parlare di dono – ho iniziato a promuoverlo nel 2000, all’indomani di una direttiva europea che nei fatti lo vietava, limitando la circolazione delle sementi a quelle commerciali iscritte negli albi varietali. Funziona semplicemente incoraggiando i coltivatori – siano essi professionali o amatoriali anche se impegnati solo in un piccolo orto domestico – a portare e condividere le sementi da loro prodotte (mai quelle acquistate), che si tratti di varietà tardizionali di piante o commerciali, coltivate biologicamente o con metodi di agricoltura convenzionale. Quello che conta è che siano autoprodotte.

Oggi lo scambio dei semi in Liguria – chiamato “Mandillo dei semi” – è giunto alla 19ma edizione, ma nel tempo questa pratica si è diffusa in buona parte d’Italia con decine di manifestazioni.

Sei un uomo che riesce a unire pensiero ed azione. Hai dei progetti per l’anno a venire che si inseriscono nel concetto di “natur-osofia”? Puoi dare qualche anteprima?

Oggi faccio soprattutto l’editore con la casa editrice Pentàgora e, più in generale, non sono incline a parlare di progetti, amo parlare di attività: cioè non di ciò che intendo o mi preparo a fare, ma solo di ciò che ho fatto. Vorrei incoraggiare a fare lo stesso: parliamo solo di ciò che sappiamo, raccontiamo solo che abbiamo fatto.

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